Anche nel
2012 l’ ONG Freedom House ha definito la stampa italiana parzialmente libera. A
rincarare la dose ci ha pensato Reporter Sans
Frontiers, che ci ha piazzato alla ragguardevole posizione 51, dietro a
note superpotenze progressiste mondiali come: Giamaica, Costa Rica (!),
Namibia, Capo Verde, Ghana, Papuasia, e varie altre. Anche a non voler dar
credito ai report internazionali, ci pensano quotidianamente giornalisti e
blogger a dare conferma dello stato pietoso in cui versa il giornalismo
italiano.
Ad ogni ora del giorno e della notte,
ossessivamente scavano, mistificano, travisano, riportano, citano, giudicano,
sbeffeggiano.
L’ossessione verso il Movimento 5 stelle e l’impellente necessità
che provano di opinare, giudicare, manipolare e soprattutto disinformare sono
tali che ogni tipo di obbiettività nel giudizio e e nel confronto è irrimediabilmente
compromessa. La moda giornalistica del momento è così spudorata e palesemente
fallace che è facile identificarla e smontarla.
Tra le opinioni che vanno più
di moda tra i dummy vi è l’accostamento al fascismo (salvo poi rimangiarsi
tutto e appellarsi ai “cari amici del movimento” quando c’è da mettere in piedi
un governo PD) la mancanza di democrazia e il controllo totale da parte dei
capi Grillo e Casaleggio.
Tralasciando l’evidente contraddizione in
termini di chi accusa il Movimento di complottismo (SCIE KIMIKE!!! MICROCIP!!) e
poi grida esso stesso al complotto ( o GOMBLOTTO!!) del cattivissimo Gianroberto
Casaleggio e dei suoi minions Associati che aspirano alla III guerra mondiale e
al controllo delle menti tramite la rete, tocca fare chiarezza sulle questioni
più frequenti che i dummies autonominatisi esperti esegeti dell’ultimo quarto
d’ora, sfornano a getto continuo tra le ovazioni e i consensi dei loro pari.
Bisogna fare un referendum on line per decidere se votare la fiducia
No. E
non è una questione di democrazia. Il Movimento sin dalla sua costituzione nel
2009 ha posto dei “paletti” su certe questioni che rappresentano l’identità
stessa del Movimento. Questi punti ideologici non sono trattabili nemmeno
tramite consultazione online, anche nel caso ci fosse una volontà plebiscitaria
di iscritti, elettori ed eletti.
Il
Movimento 5 Stelle è contro l’incenerimento dei rifiuti e a favore della
raccolta differenziata spinta, contro il nucleare e a favore delle energie
rinnovabili, contro il finanziamento-truffa ai partiti e a favore della
politica fatta dal cittadino per il cittadino tramite sistemi di
autofinanziamento.
Questi paletti, come altri, sono tutti
riportati nero su bianco sul programma e sulla Carta di Firenze e facilmente identificabili
dalle battaglie che ha portato avanti per anni Beppe Grillo tramite il blog ed
i Meetup. Non si può fare una consultazione sulle alleanze con i partiti così
come non si può fare per decidere di supportare la politica dell’incenerimento
dei rifiuti, o per decidere di accettare i rimborsi elettorali. Fare altrimenti
significherebbe tradire l’idea stessa di Movimento per trasformarlo in
qualcos’altro.
Sappiamo bene che per i partiti tradizionali tradire la linea
autoimposta sia pratica comune e che ai loro elettori importa poco, ma il
Movimento 5 stelle non è un partito ne si intende che lo diventi.
Chi, tra
coloro che hanno votato Movimento 5 Stelle, vuole un governo Bersani poteva
serenamente votare PD alle scorse elezioni e potrà farlo alle prossime. Chi ha
la smania di premere il pulsante fiducia può serenamente fare la tessera PD,
provare a farsi eleggere e seguire la linea politica dettata da Bersani e soci
votando tranquillamente fiducia,
inceneritori e finanziamento pubblico , quella è la porta.
Un’invenzione dell’ultima ora che sta iniziando a girare grazie alle mistificazioni di dummies 2.0. Ebbene il web è il motivo del successo del Movimento 5 Stelle perché è il motivo stesso della sua esistenza.
Nel 2005 Beppe Grillo lancia dalle pagine del suo blog la piattaforma meetup, un social network a tema che permetteva a persone spinte dalla passione per i temi lanciati nei suoi spettacoli da Grillo, di conoscersi, discutere e incontrarsi per eventi sociali sul territorio. Tutto prima di Twitter, di Facebook, di Myspace e di Badoo,
Il Movimento 5 Stelle non deve il suo successo alla rete
Un’invenzione dell’ultima ora che sta iniziando a girare grazie alle mistificazioni di dummies 2.0. Ebbene il web è il motivo del successo del Movimento 5 Stelle perché è il motivo stesso della sua esistenza.
Nel 2005 Beppe Grillo lancia dalle pagine del suo blog la piattaforma meetup, un social network a tema che permetteva a persone spinte dalla passione per i temi lanciati nei suoi spettacoli da Grillo, di conoscersi, discutere e incontrarsi per eventi sociali sul territorio. Tutto prima di Twitter, di Facebook, di Myspace e di Badoo,
Quando i
social network erano considerati roba da bimbiminkia o morti di figa dai
profeti del 2.0, gli iscritti ai meetup “amici di Beppe Grillo” facevano già cyberactivism.
Il M5S è una diretta conseguenza
dell’esperienza dei meetup, e dalla grandissima forza espressa sul territorio e
online dagli attivisti. Questa forza ha spinto Grillo e Casaleggio a compiere
il grande passo e dare una forma al Movimento, che già esisteva nei contenuti grazie
all’impegno profuso per anni dai meetuppers.
Ad oggi
la rete dei meetup amici di Beppe Grillo è ancora il canale di discussione
privilegiato del Movimento e conta 952 gruppi in 17 paesi del mondo e 788 città
diverse, per un totale complessivo di
127.682 iscritti. Iscritti veri, senza
dubbie campagne tesseramenti.
I
dummies 2.0 dicono anche che Grillo utilizza la rete in maniera impropria, come
la tv, perché la sua comunicazione è a senso unico adducendo come motivazione
che non risponde ai commenti. Facile per i Guru 2.0 confrontarsi con cinque o
dieci commenti dei loro blog e siti. Nel Blog di Grillo anche i post “meno
popolari” fanno almeno 1000 commenti, rispondere anche solo a quelli con spunti
interessanti significherebbe non poter fare altro per il resto della vita e se
aggiungiamo facebook e twitter non basterebbero due vite.
L’interazione
con l’utenza del blog avviene pubblicando e dando voce alle battaglie che i
cittadini attivi portano avanti nei territori, dando spazio ai commenti più
interessanti e alle voci dal movimento, oltre allo spazio blog dedicato alle
liste civiche di ogni città e regione, dove gli eletti informano gli utenti
delle battaglie e delle attività che portano avanti. Come tutti sappiamo il web
2.0 non è solo rispondere ai commenti ma soprattutto dare spazio al confronto e
ai contenuti prodotti dagli utenti stessi.
Non c’è democrazia decidono tutto Grillo e Casaleggio
Chi sostiene che all’interno del Movimento
ogni decisione venga pilotata dall’alto e che ci sia un grave deficit di
democrazia si basa sulle dichiarazioni di pochi cosiddetti “epurati” o
“espulsi”.
La lista conta tre nomi eccellenti: Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia e Federica Salsi.
Salsi e Favia sono volti oramai familiari per il grande pubblico televisivo, divenuti testimonial ufficiali dell’antigrillismo.
Da portavoce del Movimento, con dubbi fuori onda e figuracce, hanno arrecato un incredibile danno d’immagine ai quanti si spendono giornalmente come eletti e come attivisti per portare avanti le battaglie e le istanze del M5S
La lista conta tre nomi eccellenti: Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia e Federica Salsi.
Salsi e Favia sono volti oramai familiari per il grande pubblico televisivo, divenuti testimonial ufficiali dell’antigrillismo.
Da portavoce del Movimento, con dubbi fuori onda e figuracce, hanno arrecato un incredibile danno d’immagine ai quanti si spendono giornalmente come eletti e come attivisti per portare avanti le battaglie e le istanze del M5S
Oggi
fanno i prezzemolini in TV, criticano aspramente tutte le iniziative che fino a
poco tempo fa esaltavano. Chiamano il movimento setta, Grillo venditore di
pentole e Casaleggio guru oscuro. Vista la posizione netta e Antigrillina assunta
sarebbero dovuti rimanere rappresentanti del Movimento?
Ma se la
ricerca della notorietà e di un posto al sole è comprensibile perché parte
dell’animo umano ben più grave è il comportamento dei dummies.
Nessun dummy parlando con gli epurati ha mai effettivamente chiesto se Grillo, Casaleggio o qualcuno dell’oscuro staff abbia mai interferito nel loro lavoro istituzionale pilotando il loro voto o imponendo dei provvedimenti da presentare, ovviamente perché la risposta sarebbe semplicemente NO.
Nessun dummy parlando con gli epurati ha mai effettivamente chiesto se Grillo, Casaleggio o qualcuno dell’oscuro staff abbia mai interferito nel loro lavoro istituzionale pilotando il loro voto o imponendo dei provvedimenti da presentare, ovviamente perché la risposta sarebbe semplicemente NO.
Ne
Grillo ne Casaleggio hanno mai interferito nel lavoro istituzionale compiuto
dai portavoce eletti, che sono liberi di esercitare il loro mandato in piena
autonomia come stanno ancora facendo nei consigli Comunali e Regionali tutti
gli epurati con un seggio.
Ai
dummies non importa delle centinaia di eletti che si muovono e agiscono
all’interno delle istituzioni in piena autonomia (esclusi i famosi paletti di
cui ho parlato) e che dimostrano ogni giorno con i fatti di essere liberi ed al
servizio dei cittadini, basta avere pronto all’occorrenza un espulso che possa
infangare e disinformare.
Oltretutto
ai dummies non passa nemmeno dall’anticamera del cervello di invitare in
trasmissione qualche espulso PDL o PD per raccontare dei metodi poco
democratici assunti dai capipartito. Eppure tra i partiti gli espulsi sono
decine e decine, si trovano nomi e cognomi con una googlata, ma evidentemente
loro non fanno notizia.
Insomma
la questione è che sei libero di agire come vuoi, ma non libero di farlo a nome
del Movimento 5 Stelle se a questo arrechi un danno. È così antidemocratico?
Grillo mente, non ha diritto ai rimborsi elettorali
Ipocrisia
pura. La legge con cui si è deciso di escludere dal rimborso chi non
presentasse un regolare statuto è del 2012.
Nelle competizioni elettorali precedenti a questa legge a cui ha partecipato il M5S i rimborsi gli spettavano eccome ma li ha restituiti al mittente con una lettera al presidente della Camera.
Nelle competizioni elettorali precedenti a questa legge a cui ha partecipato il M5S i rimborsi gli spettavano eccome ma li ha restituiti al mittente con una lettera al presidente della Camera.
Oltretutto
i dummies mi devono spiegare con quale logica Grillo avrebbe dovuto presentare
uno statuto? per avere accesso ai rimborsi a cui avrebbe in seguito rinunciato?
Più semplicemente niente rimborsi, niente statuto.
Ciò non vuol dire che non ne ha diritto, ma significa semplicemente che non ha adempiuto alle norme che ne regolano l’accesso perché non interessato.
Ciò non vuol dire che non ne ha diritto, ma significa semplicemente che non ha adempiuto alle norme che ne regolano l’accesso perché non interessato.
Analogie Grillo e fascismo
Il
paragone tra il M5S e il fascismo è fallace da un punto di vista prettamente
logico.
Per
smontare la tesi mi avvarrò della nota legge di Godwin che i dummies del 2.0
conosceranno di sicuro:
« As a Usenet discussion grows longer, the probability of a comparison involving Nazis or Hitler approaches 1 »
Ossia:
« Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 »
Con questa legge
enunciata nel 1990 Godwin sostiene che a prescindere da quale argomento si
tratti, più va avanti una discussione su usenet, più è probabile che qualcuno
citi Hitler e il nazismo per criticare un punto di vista altrui.
Da questa legge possiamo
dedurne un’altra più aggiornata, la legge di Grillo:
« mano a mano che la discussione sul Movimento 5 Stelle e Grillo si allunga, la probabilità di un paragone riguardante il fascismo e Mussolini si avvicina a 1»
Ovviamente
essendo il M5S e Grillo dei fenomeni molto discussi in rete e che il dibattito
che ne deriva crea molto flame per
via delle posizioni radicali e opposte espresse dai simpatizzanti e dai
detrattori, l’allungarsi di questa discussione porta inevitabilmente al
paragone col fascismo.
Secondo
questa legge chi per primo in una discussione paragona posizioni espresse
dall’interlocutore al fascismo dimostra come abbia esaurito argomenti di
discussione validi e che sostanzialmente abbia perso il confronto.
A
rafforzare la tesi viene in aiuto il filosofo Leo Strauss e la sua Reductio ad Hitlerum.
Il
termine, coniato negli anni 50, indica un espediente retorico che mira a
squalificare l’interlocutore comparandolo al nazismo e ad Hitler.
Questo
espediente si basa su una logica fallace in parte riconducibile all’ Argomentum ad Hominem.
L'errore logico su cui si basa assume la forma:
L'errore logico su cui si basa assume la forma:
"Mussolini sostiene X , per cui X non può che essere malvagio, sbagliato o fascista"
Oppure:
“Mussolini ha agito in questo modo, quindi chiunque agisca in maniera simile è uguale a Mussolini”
Questo espediente retorico fa leva sulla carica
emotiva dell’affermazione perché si basa sul sentire comune che il fascismo sia
il male assoluto e mira a spazientire l’interlocutore, sviando volutamente dai
contenuti della discussione per attaccare la persona o il comportamento.
Esempi:
“Mussolini nuotava, Grillo nuota. Grillo è fascista”
La fallacia dell’argomento è facilmente
dimostrabile in quanto la premessa ossia l’atto del nuotare e compiere
un’impresa per dimostrare vigore e suscitare attenzione non è di per se
cattivo/malvagio/sbagliato per cui la conclusione Grillo è fascista sarà per
forza sbagliata. Esempi dello stesso tipo di ragionamento:
“Mussolini era pelato, Marco Rizzo è pelato. Marco Rizzo è fascista”
"tu ti stai sbagliando, perché Hitler disse qualcosa di simile, dato che Hitler era malvagio quindi anche tu devi essere malvagio"
“Hitler e Stalin avevano i baffi per cui chiunque abbia i baffi è malvagio”
“Mussolini arringava la folla, Martin Luther King arringava la folla. King era fascista”
“Hitler era vegetariano, Gandhi era vegetariano. Gandhi era pazzo”
Molte qualità di Mussolini prese singolarmente
potrebbero essere considerate ammirabili. Sappiamo per esempio delle sue
eccellenti qualità oratorie, e del suo carisma, ma ciò non vuol dire che ogni
abile oratore o persona carismatica diventerà il nuovo Mussolini. Sono gli
scopi per cui Mussolini utilizzò queste qualità e non le qualità in se che lo
hanno fatto passare alla storia come un dittatore malvagio.
Insomma già nel 1950 questo meccanismo da
macchina del fango era noto ed è stato sufficientemente smontato.
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