domenica 24 marzo 2013

Non serve un ombrello a chi schizza

Oggi sul sito del Fatto Quotidiano il Giornalista Stefano Feltri risponde ad un post di Beppe Grillo, citando punti critici ed errori della filosofia e dell'azione del M5S. 
Con quel post ovviamente fa trasparire un certo astio e pregiudizio nei confronti del M5S e dei suoi elettori e attivisti. I punti citati da Feltri sono tendenziosi e ignorano volutamente fatti di pubblica evidenza, cosicché non resta altro da fare che rispondere punto per punto per metterlo davanti alla verità dei fatti.




1. Il popolo del web non esiste. Su Internet ci andiamo tutti. Tutti abbiamo un account Facebook, centinaia di migliaia di persone sono su Twitter. Quando i giornali parlano del “popolo del web” o quando Grillo parla della “Rete” dicono entrambi una cosa assurda. E’ come dire “il popolo della Metropolitana”, “le masse di tram”, “la classe dei pedoni”. Non c’è un particolare gruppo di italiani che frequenta Internet. E “la Rete” non esiste separatamente da coloro che la usano. 



Esatto e questo Grillo lo sa bene, infatti non pensa alla democrazia della rete ma alla democrazia diretta di ogni cittadino ATTRAVERSO LO STRUMENTO della rete, così come specificato chiaramente nel Non-statuto:
 Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” [...] organizzandosi e strutturandosi ATTRAVERSO la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.


2. Le statistiche valgono anche in Rete. Ai giornali e alle tv piace molto lanciare “sondaggi” on line e poi presentarne i risultati come se fossero derivanti da sondaggi veri. Non hanno alcuna valenza statistica, i campioni non sono rappresentativi e non c’è lavoro sui dati. Grillo ha contribuito in modo rilevante a far passare l’idea che in rete valgano regole diverse che nel mondo reale (per esempio lui considera i suoi 30mila votanti a parlamentarie chiuse come un esempio migliore dei 3milioni alle primarie del Pd). Invece le regole sono le stesse. 


Grillo considera le primarie del PD buffonarie per la questione non secondaria delle quote bloccate di candidati, scelti a tavolino dalla segreteria. Tutti in posizione sicura ovviamente. Quando i posti che contano sono stati già assegnati a tavolino allora la competizione può avere anche 10 milioni di partecipanti, risulterà sempre una buffonata. Il dato citato è comunque falso perché alle parlamentarie PD hanno preso parte 1 milione di elettori e non 3 milioni. Da notare anche che le parlamentarie erano aperte solo a chi fosse tesserato con continuità almeno dal 2011 e ai sottoscrittori del patto delle primarie per il candidato premier. Quindi anche li regole con validità retroattiva che rendevano queste primarie non effettivamente aperte a tutti.


3. Le orde di troll e quelle dei guerrieri della verità. Se un commentatore sostiene la tua tesi è un onesto cittadino che cerca di far trionfare la verità, se dice cose sgradevoli è un troll (che per i profani significa un commentatore che ha l’obiettivo di boicottare la discussione invece che contribuirvi). Questo schema mentale vale sia per Grillo che per i crociati anti-grillini che vedono dietro ogni critica un complotto dell’onnipotente azienda Casaleggio e associati. Per quel che vale la mia esperienza, molti commentatori ossessivi compulsivi che insultano gli altri e intasano di volgarità il nostro sito difendono Grillo e il M5S. Ma non saprei dire se sono orde di troll o di guerrieri del bene.


Se un commentatore sa che i commenti presi dal blog vengono sistematicamente usati dai media per riportare il presunto sentimento della base, allora il troll o disturbatore è molto più incentivato a scrivere commenti che portino discredito al Movimento.
Per la mia esperienza nel sito del Fatto Quotidiano i commentatori più attivi sono Antigrillini, e sono la maggioranza, chieda a Scanzi o a Travaglio. Ognuno vede quello che vuole vedere. 


4. La Rete non ha un cervello. Quando i parlamentari grillini affermano “chiederemo alla rete chi votare come presidente della Repubblica” dicono, semplicemente, un’idiozia. Cosa pensereste di un deputato Pdl che dicesse “Chiederemo alla strada chi indicare”. O di uno del Pd che affermasse “faremo scegliere all’illuminato popolo dei giornali tra Prodi e Amato”? Direste che sono ingenui, ubriachi o in malafede. La Rete non ha un cervello, le consultazioni in web sono sempre meno democratiche di quelle “fisiche” perché è enormemente più facile alterarle. L’unico vantaggio che hanno è di essere potenzialmente aperte a tutti. E infatti Grillo, quando ha dovuto fare una consultazione virtuale con un effetto concreto (le parlamentarie), le ha chiuse il più possibile.


Un virgolettato cita parole testualmente espresse da una persona. Sarebbe bello sapere a quale fonte parlamentare attinge e in quale circostanza è stata pronunciata quella frase esatta. Diamo all'idiota parlamentare un nome. Ovviamente non chiederanno alla rete intesa come luogo o come entità ma ai cittadini attivisti del M5S tutti, attraverso lo strumento della rete, e non ai primi che passano da quelle parti. Nel merito dell'elezione del Presidente della Repubblica non capisco come possa essere più democratico il metodo del PD, il quale preferisce decidere a tavolino secondo precise strategie politiche di convenienza il proprio candidato, rispetto ad un sondaggio tra attivisti, scevro da ogni logica di convenienza del momento.


5. Ma le persone sì. Google ha imposto un nuovo paradigma: non è vero ciò che è vero ma ciò che la maggioranza pensa che sia vero. Il motore di ricerca non ti offre la risposta giusta, ma quella che pensa tu stia cercando sulla base delle richieste degli altri. Ma il fatto che molte persone siano convinte di qualcosa (tipo che la crisi è tutta colpa del Bilderberg, del signoraggio, degli ebrei, della Trilaterale, degli alieni, o che i vaccini fanno male e che abbiamo microchip sotto pelle impiantati dalla Cia…) non significa che sia vero. Essere connessi non rende intelligenti. Ma avere a disposizione tutte le informazioni del mondo però toglie molti alibi agli stupidi, agli ignoranti, alle persone volgari.


Ovviamente le persone hanno un cervello, infatti le persone elette hanno un cervello, chi ha votato alle parlamentarie ha un cervello, gli attivisti hanno un cervello e gli elettori hanno un cervello. 
Se una o più persone si formano un opinione sulla base di certe (discutibili) fonti decidendo di ignorarne altre non arrecano nessun danno a chi è consapevole del suo punto di vista e della correttezza delle informazioni a supporto di questo. Infatti le tesi complottiste, pur essendo vecchie quanto internet rappresentano una percentuale minima, infinitesimale rispetto alla totalità degli utenti che formano il proprio pensiero attingendo alla rete, proprio perché le persone che formano la rete hanno un cervello. La citazione delle tesi complottistiche è comunque una vecchia moda giornalistica nata per screditare il M5S. Nessuna di quelle tesi infatti trova spazio nei vari programmi di governo del M5S da quelli comunali a quello nazionale, ne alla prova dei fatti alcun eletto del M5S ha mai prodotto atti istituzionali che assecondassero in qualsiasi modo quelle tesi. 
Per completezza d'informazione sarebbe utile ricordare che quelli che hanno portato certi temi in parlamento negli ultimi anni non erano certo grillini. Ecco per esempio una lista di esponenti politici che ha prodotto atti parlamentari sul noto tema complottista delle scie chimiche (fonte: www.ilpost.it):


1. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra, 2 aprile 2003.

2. Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, 27 ottobre 2003. Questa interrogazione venne presentata insieme a Italo Sandi.
3. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani, 3 febbraio 2005.
4. Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo, 13 giugno 2006. Si parla di «scie conseguenti ad un intenso traffico di aerei non identificati i quali percorrono rotte non convenzionali [...] sui cieli della Sardegna».
5. Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC, 8 agosto 2007. L’interrogazione non ricevette risposta e dunque Ciccanti ne presentò altre negli anni successivi (nel 2008 venne eletto alla Camera sempre con l’UdC). Il senatore intervenne anche a una trasmissione televisiva, Rebus, parlando di «troppa reticenza» da parte del governo.
6. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e due volte ministro (agli Affari regionali e alle Pari opportunità), 20 dicembre 2007. Nell’ interrogazione, rivolta ministero della Salute, si parla di «spiegazioni ufficiali [...] piuttosto limitate e scarsamente convincenti».
7. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, 5 giugno 2008. A questa interrogazione rispose nel settembre 2008 il sottosegretario per l’Ambiente Roberto Menia, ma Brandolini presentò successivamente altre due interrogazioni sul tema.
8. Amedeo Ciccanti, ora deputato dell’ UdC, 16 giugno 2008.
9. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, 1 ottobre 2008. A questa interrogazione rispose il 15 gennaio successivo il ministro della Difesa Ignazio La Russa, richiamandosi sostanzialmente alla risposta di Menia. Due settimane dopo (vedi sotto) Brandolini presentò la sua terza interrogazione di contenuto analogo.
10. Sandro Brandolini (insieme ad altri tre deputati), deputato PD, 28 gennaio 2009.
11. Amedeo Ciccanti, ora deputato UdC, 18 novembre 2009. Ciccanti, che questa volta chiede una risposta in commissione parlamentare, ricordò anche la sua interrogazione al Senato di due anni prima che però è rimasta senza risposta. Nel marzo 2011, Ciccanti intervenne in aula – probabilmente ignaro delle risposte di La Russa e Menia – dicendo «Perché il Governo non risponde? Cosa deve nascondere?».
12. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei (SVP), 5 novembre 2009.
13. Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori, 17 settembre 2008. Questa interrogazione ha un tono di curiosità piuttosto che di aperta adesione alle teorie complottiste, anche se si allude a «diverse teorie» secondo cui «alcune scie chimiche potrebbero essere composte da sostanze chimiche, introdotte al fine di creare modificazioni climatiche». Due mesi più tardi, il sottosegretario per l’Ambiente Roberto Menia (FLI) risposte dettagliatamente, elencando le obiezioni alle teorie complottiste.
14. Domenico Scilipoti22 febbraio 2011. È quella più recente, che sembra aderire su tutta la linea alla tesi complottista: si parla senza ombra di dubbio di «piogge provocate dalle operazioni militari», della necessità di «cancellazione del segreto di Stato relativo alle scie chimiche» e si invita a «chiarire l’influenza che le operazioni di scie chimiche dal 2003 ad oggi hanno avuto sulla salute degli italiani». L’interrogazione non ha ricevuto risposta. Allora Scilipoti faceva parte del gruppo Iniziativa Responsabile, mentre alle ultime elezioni politiche è stato rieletto nelle liste del PdL.

6. I rappresentanti rappresentano. Quando il Movimento 5 stelle ha deciso di diventare un partito (e non dite di no, c’è anche lo statuto registrato dal notaio e ci sono i gruppi parlamentari) ha implicitamente accettato le regole della democrazia rappresentativa. Se io voglio sapere la posizione del Pd su qualcosa, ascolto Bersani oppure uno degli altri eletti o dirigenti titolati a parlare a nome del partito. Perché nella democrazia rappresentativa loro rappresentano, con tutte le approssimazioni che sappiamo, le idee di chi si riconosce nel centro sinistra. Ma se io chiedo qualcosa a un deputato del Movimento 5 stelle, quello di solito risponde citando “Beppe” oppure dice che decide la Rete o cose così. Non c’è altra informazione ufficiale che non i post del leader. E, non essendoci alcun processo decisionale esplicito, è impossibile avere informazioni se non dal sito. Ma se tutto passa da lì, come può stupirsi Grillo che i giornalisti considerino i commenti ai post più rilevanti delle dichiarazioni fumose dei suoi eletti?
Il Movimento 5 Stelle non ha una struttura di partito e non ha deciso di diventarlo. L'argomento statuto segreto è stato già ampiamente sviscerato, è solamente un atto formale costituito nell'eventualità di beghe al momento della presentazione della lista. Ne aveva parlato a riguardo proprio Beppe Grillo con la sua viva voce qui. Nessuno delle centinaia di eletti risulta iscritto a quella associazione, e un'associazione senza associati che valore ha?  Quindi il M5S non ha mai deciso di diventare un partito e anche quando volesse diventarlo non è scritto da nessuna parte che deve accollarsi anche i vizi della partitocrazia. Se il M5S vuole adottare un modello diverso di azione e comunicazione anche dentro le istituzioni credo sia libero di farlo. Il processo decisionale esplicito esiste sulle cose concrete, ossia il lavoro istituzionale. Infatti in Parlamento decideranno gli eletti a maggioranza avendo come unico faro il programma ed il bene comune, senza suggerimenti di Grillo. 
Le posizioni in merito a temi di massima non sono ne più ne meno fumose di quelle del PD sul finanziamento pubblico, sulla TAV, nucleare, accordi istituzionali e tanti altri argomenti. Non risulta nemmeno che il PD abbia deciso attraverso processi decisionali espliciti (come fatto dal M5S) il cambio dei candidati presidenti a Camera e Senato avvenuto nel giro di una notte. Alla prova dei fatti quindi il PD si dimostra ne più ne meno fumoso del M5S.
Quindi in fin dei conti il giornalista Feltri  non ha di che preoccuparsi, che chi schizza non ha bisogno di un ombrello.


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